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Copertina di Il Cimice
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dalla Story Bible del libro.

Racconti · Racconto

Racconto lungo — realismo contemporaneo

Il Cimice

Una storia di droga, gioco e disgrazie

di Lupo Carro

Pinuccio vive ad Alserio, lavora come cameriere precario in una pizzeria gestita da albanesi a Oggiono, e brucia ogni centesimo dello stipendio tra cocaina, ganja e partite di burraco online da un euro. Sopra di lui pende un processo per maltrattamenti intentato dall'ex Francesca — falsa, psicopatica, stronza — accuse che Pinuccio giura essere infondate ma che rischiano di stritolarlo. Il braccialetto elettronico alla caviglia, difettoso, gli suona a caso in mezzo alla gente, trasformando ogni momento pubblico in una figuraccia. Chef, il cuoco della pizzeria, lo trascina sistematicamente verso nuove spese e nuovi vizi, e Pinuccio, come un babbo, abbocca ogni volta. L'amico Denver — interista, logorroico, complottista, invasato di hip hop trap e reggae, psicolabile e carnivoro — gli riempie le serate di parole senza capo né coda mentre guardano l'Inter, alterando lui e chiunque si trovi nel raggio di tre metri. Sullo sfondo marcisce la guerra familiare con Alessio, detto il Testone, e con la madre: secondo Pinuccio i due avrebbero fatto giochi sporchi alle sue spalle per escluderlo dall'eredità dopo la morte del padre. Persino il furgoncino van che usa ogni giorno è intestato al fratello, e questo diventa motivo di scontro continuo. Pinuccio è magrissimo, fumato dalla mattina alla sera, circondato da persone che peggiorano ogni cosa — e sta aspettando che la fortuna cambi, anche se non ha ancora capito che non cambierà.

famigliaeredità e tradimentoprecarietà esistenzialevendetta come forma di giustizia privata
12
Capitoli
38.872
Parole
~139
Pagine
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Premessa

«Quando un uomo non ha nulla da perdere tranne la verità su ciò che gli è stato tolto, ogni scorciatoia diventa una tentazione e ogni amicizia una trappola.»

Incipit

Dal primo capitolo: Il braccialetto suona al supermercato

Le tapparelle erano abbassate ma la luce entrava lo stesso, da sotto, una striscia bianca e fastidiosa che tagliava il pavimento e arrivava fino al materasso. Pinuccio aprì gli occhi e rimase fermo. Il soffitto aveva una macchia di umidità nell'angolo che sembrava cresciuta durante la notte.

Si alzò a sedere. Le ossa facevano il loro rumore. Correggere l'intestazione della scena in 'Oggiono (LC)', oppure modificare il testo interno in 'alla cassa quattro di un supermercato di Alserio'., tutto spigoli e tendini, le clavicole che sporgevano sotto la canotta come due maniglie., tutto spigoli e tendini, le clavicole che sporgevano sotto la canotta come due maniglie. Sul pavimento, le scarpe dove le aveva lasciate, un bicchiere con due dita di acqua ferma, il portafoglio aperto e vuoto come una bocca.

Andò in bagno senza accendere la luce. La conosceva a memoria, quella sequenza: tre passi, gira a sinistra, evita lo spigolo del mobiletto. Si guardò lo stesso allo specchio quando aprì l'acqua fredda. Una faccia stretta, gli occhi ancora gonfi, una cicatrice sottile sul mento che aveva da quando era ragazzo. Si asciugò con la parte pulita dell'asciugamano.

Aprì il cassetto sotto il lavandino. Dentro c'era un involucro di carta stagnola piegato con cura, quasi con affetto. Ne tirò fuori quello che rimaneva — poco, meno di quanto ricordasse — e lo dispose sul bordo del lavandino con la lama della tessera sanitaria. Una riga sola, sottile. La aspirò con un pezzetto di cannuccia tagliata corta e rimase un momento con la testa inclinata, gli occhi chiusi, aspettando.

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